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Il restauro


I primi restauri significativi furono realizzati alla fine dell’Ottocento dagli Architetti Nava e Moretti con l’obiettivo di ridare al monumento il suo antico volto lombardo. Nel 1968 venne creato un ingresso diretto alla cripta dal cortiletto laterale esterno destro. Le navate laterali e le due cappelle all’ingresso furono restaurate negli anni Novanta.

A partire dal 2005 è iniziata una lunga campagna di restauro della chiesa cofinanziata da CEI, Comune di Milano, Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Milano e Veneranda Biblioteca Ambrosiana; la direzione dei lavori è stata affidata alla Dott.ssa Pinin Brambilla Barcilon e all’Arch. Giuliano Ballabio.

Il primo intervento è stato la sistemazione del tetto per eliminare le infiltrazioni piovane, causa del degrado delle superfici interne decorate; si è quindi passati al restauro delle facciate con lavori di pulitura e di consolidamento strutturale. Da settembre 2008 a maggio 2009 sono stati effettuate le opere per i restauri interni del presbiterio, del transetto e della navata centrale: dopo una prima fase di generale pulitura con varie tecniche e di esame delle superfici attraverso tasselli stratigrafici, si è passati al ripristino mirato delle diverse zone della chiesa, in particolare degli affreschi e delle decorazioni in stucco e disegni in foglia d’oro, oltre che di tutti i capitelli, compresi gli archi tra le colonne. Sono state così individuate decorazioni appartenenti a epoche differenti, interessanti testimonianze delle vicende storico-architettoniche della chiesa: affreschi tardo medievali, visibili ad esempio nella cupola centrale, si alternano a decorazioni cinque e seicentesche con mirabili effetti prospettici.

L’ultimo intervento di restauro terminato nel 2011, sempre ad opera della ditta Pinin Brambilla di Milano, ha visto come protagonisti i gruppi scultorei della chiesa: tanto le statue sull’altare maggiore e che quelle delle due cappelle laterali avevano infatti subito nel tempo numerosi rimaneggiamenti e necessitavano di una pulitura dai depositi dovuti agli agenti atmosferici e all’uso delle candele.

Ad oggi resta dunque da restaurare, a causa della mancanza di fondi, solo la cripta medievale.

L'altare maggiore

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L'altare maggiore
L'altare maggiore

L'altare maggiore prima e dopo il restauro.

La complessa macchina scenica dell’altare maggiore rientra nel settecentesco ciclo di rinnovamento dell’edificio e rispecchia lo stile dell’epoca. Realizzato con l’impiego di molteplici materiali, alternati in contrasto cromatico, si presentava prima del restauro in condizioni precarie, con gli elementi lignei tarlati e parti mancanti.

I lavori di Pinin Brambilla Barcilon si occuparono della rimozione dei consistenti depositi di sedimenti e particellato, della fissatura dei sollevamenti nella pittura e nelle lamine metalliche e della pulitura differenziata in base ai materiali. Gli strati di pittura bianca, appartenenti ad interventi successivi di solo carattere estetico, sono stati rimossi perché appiattivano le volumetrie delle sculture; le lacune sono state reintegrate ad acquerello e velature a tratteggio.

Interessante è il restauro del sarcofago ligneo: la rimozione della ridipintura in finto marmo ha portato alla luce l’originale pittura che fingeva il porfido rosso, materiale tradizionalmente utilizzato per le sepolture imperiali e spesso destinato anche alla raffigurazione del sepolcro di Cristo Imperator, signore di un impero che trascende tutti i domini di questo mondo.


I gruppi scultorei

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Dettaglio gruppo scultoreo cappella di sinistra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di sinistra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di sinistra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di sinistra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di sinistra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di sinistra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di sinistra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di sinistra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di sinistra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di sinistra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di sinistra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di sinistra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di sinistra

Particolari fotografici eseguiti prima, durante e dopo le operazioni di pulitura e restauro.

I gruppi scultorei in terracotta policroma, posti nelle due cappelle a sinistra e a destra dell’altare, sono state oggetto nei secoli di ripetuti interventi di pulitura e ridipintura che ne alterarono l’aspetto.

Un documento del 1830 li descrive in cattivo stato, coi colori oscurati dalla polvere e diverse parti mancanti. Misero mano ai restauri Luigi Scorfani per le ricostruzioni e Alessandro Sanquirico per le ridipinture. Nel 1883-84 furono effettuati altri interventi di pulizia e ridipintura e nel 1930 sulle statue si intervenì anche con un rivestimento di patinatura con finta bronzatura.

Gli ultimi interventi di restauro, effettuati da Pinin Brambilla Barcilon, hanno in primo luogo rimosso i sedimenti organici e il particellato che annerivano le statue e messo in sicurezza il colore sollevato. Si è poi proceduto con la rimozione della bronzatura novecentesca e della vernice senza però tentare di recuperare la cromia originale. Gli studi stratigrafici hanno permesso di conoscere le tinte cinquecentesche; i rifacimenti pittorici successivi, infatti, non rispettarono il timbro cromatico originale ma cambiarono arbitrariamente i colori di vesti e personaggi per riqualificazione estetica ed adeguamento del gusto.


I gruppi scultorei

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Dettaglio gruppo scultoreo cappella di destra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di destra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di destra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di destra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di destra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di destra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di destra
Dettaglio gruppo scultoreo cappella di destra

Particolari fotografici eseguiti prima, durante e dopo le operazioni di pulitura e restauro.

I gruppi scultorei in terracotta policroma, posti nelle due cappelle a sinistra e a destra dell’altare, sono state oggetto nei secoli di ripetuti interventi di pulitura e ridipintura che ne alterarono l’aspetto.

Un documento del 1830 li descrive in cattivo stato, coi colori oscurati dalla polvere e diverse parti mancanti. Misero mano ai restauri Luigi Scorfani per le ricostruzioni e Alessandro Sanquirico per le ridipinture. Nel 1883-84 furono effettuati altri interventi di pulizia e ridipintura e nel 1930 sulle statue si intervenì anche con un rivestimento di patinatura con finta bronzatura.

Gli ultimi interventi di restauro, effettuati da Pinin Brambilla Barcilon, hanno in primo luogo rimosso i sedimenti organici e il particellato che annerivano le statue e messo in sicurezza il colore sollevato. Si è poi proceduto con la rimozione della bronzatura novecentesca e della vernice senza però tentare di recuperare la cromia originale. Gli studi stratigrafici hanno permesso di conoscere le tinte cinquecentesche; i rifacimenti pittorici successivi, infatti, non rispettarono il timbro cromatico originale ma cambiarono arbitrariamente i colori di vesti e personaggi per riqualificazione estetica ed adeguamento del gusto.


Gli interni

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Gli interni della chiesa
Gli interni della chiesa

Veduta delle navate prima e dopo il restauro.

Gli spazi interni della chiesa, navate, vestibolo e atrio mostravano, prima dei restauri, condizioni diversificate dovute ai precedenti interventi di conservazione e manutenzione.

I danni più consistenti si dovevano ad alcune infiltrazioni d’acqua piovana che rovinarono la navata destra in corrispondenza delle finestre; l’elevato tasso di umidità intaccò non soltanto gli intonaci, ma anche il colore che si mostrava decoeso.

Gli ultimi restauri condotti da Pinin Brambilla Barcilon hanno rimosso sedimenti organici e particellato atmosferico, trattato le efflorescenze saline dovute all’umidità e consolidato le superfici di intonaco sollevato. Nelle due campate a destra e a sinistra dell’altare e nella lesena centrale della navata destra è stata recuperata la decorazione seicentesca. Per l’atrio, vestibolo destro e navate, ridipinte negli anni precedenti con una tinta diversa rispetto alle pareti interne, è stato scelto un colore neutro che ha permesso di esaltare l’eleganza dell’apparato decorativo preesistente.


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