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Personaggi


  • Ariberto da Intimiano (970/980-1045)

    Ariberto da Intimiano, arcivescovo di Milano, consacrò agli inizi dell'XI secolo la chiesa allora dedicata alla Santa Trinità. Nel documento di consacrazione dispose l'istituzione di una processione tra la chiesa della Santa Trinità e la cattedrale di Santa Maria Maggiore. La chiesa divenne la stazione d'avvio dei riti lucernarii. Con lo stesso documento furono istituiti anche due capitoli ecclesiastici per la custodia e l'officiatura della Messa. L'interesse di Ariberto per la chiesa è espresso anche nel testamento del 1034, con il quale l'arcivescovo, prima di partire per una spedizione contro Oddone di Champagne, stabiliva una donazione per la Santa Trinità ed altre istituzioni monastiche cittadine.

    Proveniente dal ceto dei "capitani", Ariberto ebbe la consacrazione del 1018, con approvazione dell'imperatore Enrico II. Nel tentativo di sottomettere i valvassori, Ariberto s’inimicò l'imperatore Corrado II che prima aveva appoggiato, il quale si affrettò a dichiararlo ribelle. Nel frattempo, mentre Milano era cinta d'assedio dalle truppe imperiali, Ariberto riuscì a superare le differenziazioni tra i ceti cittadini riunendoli sotto le insegne del Carroccio. Alla morte di Corrado (1039), Ariberto riuscì ad accordarsi con il successore Enrico III, ma il popolo della città si ribellò, inducendo l'arcivescovo ad abbandonare Milano. I popolani ottennero di partecipare all'amministrazione della città assieme ai nobili. Tale esito, che preludeva alla nascita del comune, permise ad Ariberto di rientrare definitivamente a Milano.

  • Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme

    Il 15 luglio 1100, l'arcivescovo di Milano Anselmo da Bovisio istituì nella chiesa l'anniversario milanese della spedizione crociata lombarda che, nel 1099, conquistò Gerusalemme. La celebrazione in memoria della presa della Città Santa era strettamente legata alla partenza di una seconda spedizione guidata dallo stesso arcivescovo e che ebbe però esito tragico.

    Nel 1099, da un sodalizio di cavalieri crociati, nacque inoltre l'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, costituito in ordine secondo la regola agostiniana nel 1114.

    L'Ordine,“di subcollazione” cioè governato per delegazione papale da un cardinale, fu riformato nel 1489 e riunito, per quanto riguarda l'Italia, all'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme e di Rodi rimanendo però in vita come dignità cavalleresca. Lo Statuto vigente è quello approvato da papa Paolo VI (1967). Prevede tre classi: cavalieri e dame di collare, cavalieri, dame; vi si è ammessi per particolari benemerenze verso l'ordine e verso le opere cattoliche di Terrasanta.

    L'Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro dell'Italia Superiore, dal 1928 al 1940, stabilì la sua sede nella chiesa del Santo Sepolcro, adattando a Sala del Capitolo la grande Sacrestia.

  • Leonardo da Vinci (1452-1519)

    All'Institut de France è conservato uno schizzo di Leonardo da Vinci che riporta un rilievo "sopra terra e sotto terra" della chiesa del Santo Sepolcro di Milano. Nel disegno, la chiesa è divisa in tre navate e preceduta da un breve atrio. Tra l'atrio e il corpo delle navate sono rappresentate due torri, percorse da scale a chiocciola. Il presbiterio si conclude in tre piccole absidi.

    Pittore, scultore, architetto e scienziato italiano, si stabilì a Firenze nel 1469. Nel 1482 fu inviato da Lorenzo de' Medici a Milano, alla corte degli Sforza. Prima di partire, Leonardo scrisse a Ludovico il Moro una lettera offrendogli i propri servigi e nella quale elencava le proprie molteplici capacità di ingegnere civile e militare, architetto, scultore e pittore. A Milano, dove restò quasi vent'anni, Leonardo svolse un'intensa attività nei campi più disparati. Nel 1483 approntò i disegni preparatori per il monumento equestre di Francesco Sforza e firmò il contratto con la Confraternita della Concezione per la Vergine delle Rocce. Nel 1489 fu incaricato di curare l'apparato meccanico per la rappresentazione di una scena allegorica allestita in occasione del matrimonio di Gian Galeazzo Sforza. Sempre a Milano, disegnò le scene per la rappresentazione delle Danze di Baldassarre Taccone e attese alla decorazione della Sala delle Asse nel Castello Sforzesco. Intorno al 1495, iniziò i lavori per l'Ultima Cena. Dopo anni di viaggi e il rientro a Firenze, nel 1506 tornò a Milano chiamato da Carlo d'Amboise che lo incaricò di predisporre i festeggiamenti per Luigi XII; in tale occasione fu nominato peintre ordinaire et ingénieur del re di Francia. Negli anni seguenti, per il ripiegamento progressivo dei Francesi, Leonardo da Vinci lasciò Milano e si rifugiò a Vaprio, mentre nel 1513 si recò a Roma sotto la protezione di Giuliano de' Medici. Verso la fine del 1516, accogliendo un invito di Francesco I, Leonardo lasciò Roma per la Francia e si stabilì al castello di Cloux, presso Amboise. Il 23 aprile 1519 dettò il testamento e alcuni giorni dopo morì.

  • Carlo Borromeo (1538-1584)

    San Carlo Borromeo, grandissimo devoto del Santo Sepolcro, affidò l’allora fatiscente complesso alla congregazione degli Oblati dei Santi Ambrogio e Carlo, che aveva fondato nel 1578. In continuità con la dedicazione, furono favorite le devozioni in memoria della Passione, la Morte e la Sepoltura di Cristo, la venerazione del Sacro Chiodo con la processione dal Duomo al Santo Sepolcro e le Quarant’Ore di adorazione.

    Membro di nobile famiglia, Carlo Borromeo già nel 1560 ottenne la nomina a cardinale segretario di Stato e arcivescovo di Milano dallo zio, papa Pio IV, di cui fu il principale collaboratore nel Concilio tridentino. A Milano dal 1565, applicò la Controriforma, curando il rinnovamento dei costumi all'interno della Chiesa e venendo in conflitto con il governatorato spagnolo per la difesa dei diritti ecclesiastici; scese in lotta contro il protestantesimo della Svizzera ticinese, avvalendosi soprattutto dell'aiuto degli ordini religiosi e in particolar modo di quello gesuita. Il suo nome va ricordato anche nella storia della pedagogia in quanto concepì il ministero episcopale come un compito di natura fondamentalmente educativa: fondò il Collegio Borromeo di Pavia (1561), il Collegio dei Nobili (1572) diretto dai gesuiti, poi dagli oblati, e la Società delle Scuole della Dottrina Cristiana per l'insegnamento del catechismo. Fu canonizzato santo da Paolo V nel 1610.

  • Federico Borromeo (1564-1631)

    Cugino di San Carlo, Federico Borromeo divenne arcivescovo di Milano nel 1595. A lui si deve la risistemazione della chiesa del Santo Sepolcro, iniziata nel 1605 e l'annessione dell’Aula Federiciana, nucleo originario della Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Dal 1618 la biblioteca fu arricchita di una collezione di opere d'arte e copie che più tardi assumerà il nome di Pinacoteca Ambrosiana.

    Laureatosi in teologia presso il Collegio Borromeo di Pavia, Federico Borromeo prese gli ordini minori e, a Roma, proseguì i suoi studi classici, diventando sacerdote nel 1593. Fu creato cardinale da Sisto V nel 1587 e nel 1595 divenne arcivescovo di Milano. In perfetta conformità con le direttive del Concilio di Trento, continuò nella diocesi l'opera del cugino, eliminando con fermezza quanti nel clero e negli istituti religiosi non avevano una condotta conforme al proprio stato, fondando le scuole di catechismo per l'istruzione religiosa del popolo e dando esempio d’abnegazione e di sacrificio nella carestia durata dal 1625 al 1629 e durante la peste del 1630.

  • Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944)

    Ora sepolto al Cimitero Monumentale di Milano, Filippo Tommaso Marinetti ebbe i funerali solenni di Stato nella chiesa del Santo Sepolcro. La cerimonia, voluta da Mussolini, vide una grande partecipazione della cittadinanza nonostante le difficoltà della guerra.

    Laureato alla Sorbona, Marinetti entrò in contatto con i gruppi d'avanguardia. Nel 1905 fondò la rivista Poesia, che promosse giovani autori conosciuti con il nome collettivo di “poeti incendiari”. Il 20 febbraio 1909 pubblicò su Le Figaro il famoso Manifesto del futurismo, in cui proclamava con veemenza la necessità di aderire al proprio tempo e di lottare in ogni campo contro la tradizione. Seguirono anche il Manifesto politico del Futurismo e il Manifesto tecnico della letteratura futurista (1912), in cui Marinetti diede al suo movimento un'autonomia artistica, enunciando la nuova poetica delle “parole in libertà”. Il suo nazionalismo lo portò ad esaltare l'impresa libica (La bataille de Tripoli, 1912), l'intervento nella prima guerra mondiale (nel 1915 riunì i suoi discorsi nel volume Guerra sola igiene del mondo) e il regime fascista.

Il Tempio e i suoi personaggi

Tutti i personaggi presentati sono stati coinvolti a vario titolo nelle vicende del Santo Sepolcro di Milano: chi per motivi storici, come Ariberto che la consacrò o Marinetti che qui ricevette l’ultimo saluto pubblico, chi per motivi artistici, come Leonardo e i Borromeo.